
Nel 2025 63.868 corpi stipati in buchi di cemento progettati per contenerne 45.000. 238 morti. 79 suicidi. Perchè di solo carcere si muore.
Questi non sono “eventi critici” come piace scrivere ad alcuni: questo è una strage silenziosa. Il carcere non è un luogo di rieducazione ma un tritacarne che mastica e sputa.
È come se il potere avesse bisogno di discariche sociali per nascondere i cocci di una società che non sa integrare, rieducare ma solo punire. Si rinchiude la marginalità perché non si vuole curare la fragilità. Si usano gli psicofarmaci come catene chimiche: il 44,4% dei detenuti viene sedato per sopportare l’invivibile. Non vi curano. Vi spengono.
Lucca al 247% di affollamento. Vigevano al 243%. San Vittore che brucia sotto i colpi della disperazione. Questo non è “sovraffollamento”: è tortura strutturale. Migliaia di persone a vivere in meno di tre metri quadrati tra muffa e assenza di acqua calda. È il paradosso di un boia che si traveste da giudice.
Anche i bambini vengono sacrificati sull’altare dei decreti: le carceri minorili esplodono, svuotate di ogni senso rieducativo e trasformate in palestre di violenza per alimentare il futuro del circuito degli adulti repressi. Chi entra giovane ne esce spezzato. Se ne esce.
Guardate quei 238 nomi. Ogni sbarra è un chiodo sulla bara. Ogni cella senza doccia è uno schiaffo alla dignità. Contro i vostri lucchetti, contro il silenzio che si nutre di vite umane: il carcere è una ferita aperta nel cuore di chi, come me come noi, non si volta dall’altra parte.
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