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Non siamo tragedia siamo esseri umani

Non siamo tragedie, siamo esseri umani! Le cronache recenti riferiscono di due naufragi: uno a largo di Lampedusa, l’altro nel Mar Egeo. Morti dal freddo o per le esalazione di idrocarburi. Nel buio della notte. Soli, sole. Tutto questo restituisce il profilo di una realtà in cui la vita umana sembra pesare meno delle logiche di gestione dei confini. Quando l’inerzia delle istituzioni diventa la norma, il dolore viene derubricato a statistica e la responsabilità si disperde nel vuoto delle procedure burocratiche. O fra qualche riga di qualche sedicente quotidiano.

Dobbiamo, in assoluto, rifiutare la narrazione che normalizza l’assenza di soccorsi e il silenzio di chi avrebbe il dovere di agire. In mare come a terra. Esiste una distanza incolmabile tra le dichiarazioni di principio e la realtà di chi si trova in mare, una distanza alimentata da scelte che privilegiano il distacco alla tutela della vita. Vite di serie B. Forse C. Restituire dignità ai volti, alle vite spezzate dall’indifferenza, significa denunciare un sistema che, restando a guardare si rende, non solo spettatore passivo di una sofferenza che potrebbe e dovrebbe essere evitata, ma che spinge senza ombra di dubbio le sue azioni-dichiarazioni populiste in un baratro chiamato complicità.

Cose stampate