
L’escalation bellica dell’asse USA-Israele contro l’Iran espone la “sindrome del gendarme globale” nella sua forma più ipocrita: il monopolio del terrore nucleare. Il regime di Teheran è guidato da un tiranno sanguinario, un despota che calpesta i diritti del proprio popolo e mantiene il potere attraverso la tortura e la repressione interna, rendendosi politicamente e umanamente indifendibile. Tuttavia, questa ferocia interna viene strumentalizzata dal capitale terminale per giustificare un’aggressione coloniale che non mira alla libertà, ma al controllo tecnologico e strategico assoluto.
La questione nucleare è il perno di questa strategia di dominio. Le potenze imperialiste, che detengono i più vasti arsenali atomici del pianeta, impongono un blocco violento allo sviluppo energetico iraniano non per spirito “pacifista”, ma per impedire la nascita di un contrappeso regionale che minacci l’egemonia del dollaro e del sionismo. L’assedio militare e i sabotaggi non sono atti di prevenzione bellica, sono atti di guerra: il gendarme globale decide chi ha il diritto di possedere la forza e chi deve restare vulnerabile, pronto per essere invaso o ricattato.
Il paradosso è servito: si bombarda in nome della “sicurezza internazionale” provocando massacri di stato e assassinii politici che destabilizzano intere nazioni. L’Iran del tiranno diventa il pretesto perfetto per testare nuove alleanze e blindare i confini di un sistema estrattivo che non tollera zone d’ombra. Questa scelta binaria tra il “male assoluto” del despota e il “male necessario” del colonialismo è una trappola mortale per le masse. L’autodeterminazione dei popoli viene soffocata tra il pugno di ferro del regime e il fuoco dei missili imperialisti, in una spirale dove la guerra è l’unico prodotto che il capitalismo riesce ancora a esportare con successo.
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