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La colpa è solo del patriarcato
La colpa è solo del patriarcato

La colpa è solo del patriarcato, mai di chi subisce. Eh no non ci siamo proprio ma d’altronde cosa ci si poteva aspettare da un governo che impone una visione misogina e intrisa di incenso.

L’ultimo emendamento al DDL sulla violenza sessuale (A.S. 1715) segna una ritirata ideologica del legislatore a favore di un contropiede patriarcale sistemico. Sotto la retorica della “proporzionalità”, lo Stato sta riscrivendo le regole del corpo e del potere (ignorando i principi della Convenzione di Istanbul, per esempio)

L’abbandono del modello del “consenso esplicito” (assenza di un sì libero e attuale) in favore della “volontà contraria” (il No manifesto) sposta l’onere della prova. In tribunale, il focus non sarà più sulla responsabilità di chi compie l’atto nell’accertarsi del consenso, ma sulla capacità della vittima di esprimere un dissenso “chiaro” in base al contesto. È il ritorno alla vittimizzazione secondaria: il processo al comportamento di chi subisce, non all’azione di chi abusa.

La riduzione del minimo edittale a 4 anni per le condotte “non violente” non è solo un tecnicismo. Grazie al principio della lex mitior, questo “sconto” avrà effetti retroattivi sui procedimenti in corso. Inoltre, l’eliminazione del riferimento alla “sostituzione di persona” (inganno) rischia di creare una pericolosa abolitio criminis per casi gravi dove il corpo è ottenuto con la frode e non con la forza bruta.

Legare l’attenuante della “minore gravità” alla valutazione del danno fisico o psichico è l’ennesimo abominio giuridico. La violenza non è meno grave, è violenza punto e a capo. Secondo loro, sarà pesato sulla base dei postumi traumatici della vittima: è un valore politico marcio che danno al consenso. Non giriamoci attorno.

Non cerchiamo tutele da uno Stato di questa caratura, che modula le pene o distorce la percezione della realtà, per proteggere la propria struttura patriarcale. La colpa è solo del patriarcato. Mai di chi subisce.

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