
L’estate sta finendo, ma il caporalato non se ne va. Anche quest’anno per l’orgoglioso marchio Made in Italy si contano una ventina di morti fra bruciati vivi, assassinati o morti per le temperature estreme e le condizioni di vita da totale schiavitù. Secondo il rapporto di Agromafie si conterebbero circa 300.000 braccianti impiegati irregolarmente nelle campagne italiane concentrati specialmente in Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Pianura Padana. Eh no, non finisce d’estate questo scempio tutto Made in Italy. Eh no, continua tutto l’anno. Con il passaggio verso l’autunno la schiavitù si riconfigura sia a livello produttivo per i padroni sia a livello geografico. Infatti si sposta verso il Nord del paese per le vendemmie o per le raccole delle mele ma resta anche al Sud per gli agrumi e poi in serra tutto l’anno oppure negli impianti di stoccaggio, imballaggio o prima lavorazione della materia prima. Alloggiati in bidonville, senza acqua potabile, senza mezzi di sussistenza, senza un contratto di lavoro, senza diritti. Passano dal caldo estremo fino a 40 / 45 gradi ai geloni di fango, acqua ed umidità dell’inverno.
Dietro l’eccellenza luccicante del Made in Italy non c’è altro che il sangue dei dannati della terra: una catena di montaggio all’aperto dove la proprietà padronale e i confini dello Stato trasformano la vita umana in concime a basso costo per i profitti della filiera.
Buon appettito a tuttə, tutte e tutti.
Cose stampate
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