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Aldo Bianzino
Aldo Bianzino

Aldo Bianzino, muore in carcere il 14 Ottobre 2007 dopo essere stato arrestato due giorni prima per possesso per uso personale di qualche piantina di marijuana. I fatti cominciano il 12 Ottobre quando Aldo, assieme a moglie e figliolo, subiscono un’irruzione da parte della Polizia di Stato per sospetto spaccio. Vengono rinvenute alcune piantine di marijuana che vengono subito denunciate come uso personale. Lui e la moglie vengono, invece, trascinati immediatamente nel carcere di Capanne (Perugia). Secondo le testimonianze di altri detenuti e i vuoti nei filmati di sorveglianza (nessun controllo tra le 3:20 e le 8:00 del mattino), Aldo avrebbe chiesto aiuto ripetutamente. Un aiuto mai dato. La direzione del carcere sosterrà che “fu colpa” di un campanello della cella guasto. La mattina viene ritrovato seminudo, morto e con la finestra della cella aperta nonostante il freddo pungente.

L’iter giudiziario decolla con le solite dinamiche di depistaggio tanto che la difesa di Stato dichiara che la morte di Aldo fu per aneurisma celebrale. Ma la controperizia del medico legale, conferma la presenza di danni gravissimi al fegato, costole rotte ed ematomi celebrali segni evidenti di un pestaggio in piena regola. Il processo si chiude nel 2009 con l’archiviazione e la condanna ad un secondino per omissione di soccorso. Tutto qua. Nessuno è Stato.

Rimasto orfano di padre, madre (morta nel giugno 2009) e nonna in pochissimo tempo, Rudra Bianzino ha trasformato il dolore in una strenua lotta. Dopo il rigetto della richiesta di riapertura nel 2018, nel novembre 2025 ha depositato una nuova istanza basata su ulteriori elementi, spingendo la Procura di Perugia ad aprire un fascicolo anche se attualmente non ancora decollato.

Giustizia per Aldo e per tutte quelle persone ed anime strappate da boia restati incolpevoli di fronte alle evidenti violenze sistemiche di un luogo, come quello del carcere, sempre più diventato un patibolo. L’ultimo miglio dell’umanità.