
Se spari dritto per dritto, sei solo un derelitto ma non solo.
Le piazze e il conflitto sociale, da Napoli passando per Genova finendo verso le manifestazioni studentesche etc, vengono sempre più trattate con logiche di repressione violenta, sbattendosene altamente dei regolamenti e delle leggi scritte dagli stessi autori dei fatti. I lacrimogeni vengono considerati dispositivi di coazione fisica sussidiari: nei manuali operativi e le direttive ministeriali (si trovano ovunque online, non serve essere delle persone esperte in legge nda) ne impongono tassativamente l’uso a parabola alta (minimo 45 gradi) o al massimo, di rimbalzo a terra per esaurire l’energia cinetica del candelotto. Sparare un lacrimogeno ad altezza d’uomo, con traiettoria tesa e orizzontale, significa trasformare uno strumento di dispersione d’area in un’arma d’offesa potenzialmente mortale. Nemmeno le situazioni più critiche o di emergenza possono giustificare questa prassi, che vìola apertamente il principio di proporzionalità (per i benpensanti che urlano “sempre dalla parte delle Forze dell’Ordine” gli vorrei ricordare solamente l’art. 53 c.p.). Chi spara dritto per dritto non sta applicando la legge: sta compiendo un abuso che supera i limiti della necessità, configurando responsabilità penali personali per lesioni personali gravissime o omicidio.
Così giusto per ricordare eh.
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