La morte per linciaggio del giovane Anteo Zamboni e le leggi eccezionali del fascismo (1926)
Il 31 ottobre 1926 documenta il compimento dell’atto del brutale linciaggio del sedicenne anarchico Anteo Zamboni, massacrato a colpi di pugnale e pestato a morte dallo squadrismo bolognese a seguito del fallito attentato contro Benito Mussolini in via Rizzoli a Bologna. Le fonti d’archivio e le cronache giudiziarie del periodo certificano che il proiettile esploso dal giovane si conficcò nella tuba del sindaco Umberto Puppini dopo aver scalfito il cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro del Duce; l’aggressione immediata condotta dai manipoli guidati da Leandro Arpinati e Arconovaldo Bonaccorsi estrinsecò la ferocia dello squadrismo di Stato, mentre il tenente Carlo Alberto Pasolini — padre di Pier Paolo Pasolini — fu colui che individuò e bloccò materialmente il giovane attentatore prima dell’esecuzione sul campo.
L’atto di questo fallito tirannicidio fu strumentalizzato dal regime fascista per accelerare la svolta autoritaria e liberticida: nel novembre 1926 vennero promulgate le cosiddette “Leggi eccezionali per la difesa dello Stato” (Leggi Fascistissime), che sancirono la decadenza dei 120 deputati dell’Aventino, la sospensione di tutta la stampa d’opposizione, la reintroduzione della pena di morte per reati politici e la costituzione del Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato. Il documento certifica che il gesto individualista e disperato di Zamboni — iscritto da Togliatti nella traiettoria della “Resistenza silenziosa” e celebrato dagli Arditi del Popolo con lo slogan “A volte una pallottola può spodestare i tiranni” — divenne l’innesco formale per la chiusura definitiva di ogni spazio di agibilità democratica e l’istituzionalizzazione della dittatura a viso aperto.
Fonti dell’atto politico e giudiziario: Atti del Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato (Archivio Centrale dello Stato, Fondo Riapertura Inchiesta Zamboni, 1928-1932); Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia (Legge 25 novembre 1926, n. 2008, Provvedimenti per la difesa dello Stato); Verbali di Pubblica Sicurezza della Questura di Bologna (31 ottobre 1926).
Fonti storiografiche e d’archivio: Anteo Zamboni e l’attentato a Mussolini di Brunella Dalla Casa (Istituzione Bologna Musei/Pendragon); Archivi del Museo Civico del Risorgimento di Bologna; Documentazione storica dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA).
La persecuzione e la fine di Argo Secondari, fondatore degli Arditi del Popolo (1926/1942)
Il 31 ottobre 1926 segna indirettamente la prosecuzione del calvario umano e politico di Argo Secondari, tenente e pluridecorato al valor militare della Prima Guerra Mondiale, figura di spicco dell’anarchismo romano e fondatore nel giugno 1921 degli Arditi del Popolo — il primo fronte unitario d’azione diretta e autodifesa proletaria contro le scorrerie dello squadrismo fascista. Le fonti d’archivio e le carte della polizia politica certificano che pochi giorni dopo la Marcia su Roma del 1922, Secondari fu selvaggiamente aggredito da un commando squadrista che gli inflisse lesioni cerebrali e lesioni parietali gravissime a colpi di mazza.
L’atto della violenza subita compromise in modo irreversibile le sue facoltà mentali, spingendo il regime a neutralizzare definitivamente un leader carismatico capaci di unificare anarchici, comunisti, socialisti e repubblicani nella difesa delle Case del Popolo e dei quartieri operai. Il documento certifica che, dopo un primo ricovero a Camerino nel 1924, Secondari fu segregato nei manicomi giudiziari di Montefiascone e Rieti per ben diciotto anni, privato di qualsiasi possibilità di espatrio o cura da parte della famiglia a causa dei continui divieti opposti dal Ministero dell’Interno, fino alla morte sopravvenuta in internamento il 17 marzo 1942. Il fatto certifica tecnicamente il compimento della persecuzione sistematica contro uno dei simboli più limpidi del militarismo sovversivo e dell’antifascismo combattente di classe.
Fonti dell’atto biografico e di polizia: Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale (Fondo Argo Secondari, busta 4732); Registri storici dell’Ospedale Psichiatrico di Rieti (Cartelle cliniche e fascicoli d’internamento 1924–1942); Informativa della Questura di Roma al Ministero dell’Interno (1931).
Fonti storiografiche sulla resistenza proletaria: Gli Arditi del Popolo: Dalle origini al fascismo di Marco Rossi (Zero in Condotta); Roma arditamente antifascista di Valerio Gentili (Edizioni Red Star Press); Archivi storici dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (IRSIFAR).