Calendario Militante

29 Novembre

Risoluzione 181

La Risoluzione 181 dell’ONU e la spartizione della Palestina (1947)

Il 29 novembre 1947 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la Risoluzione 181, che sancisce la fine del Mandato Britannico in Palestina e la sua divisione in due Stati indipendenti: uno ebraico, che ottiene circa il 56% del territorio nonostante la popolazione indigena possedesse meno del 7% delle terre private, e uno arabo. Gerusalemme viene posta sotto un regime internazionale speciale (corpus separatum).

La votazione, ottenuta con 33 voti a favore, 13 contrari e 10 astenuti a seguito di forti pressioni diplomatiche statunitensi e sovietiche, viene respinta in blocco dai Paesi arabi e dalla rappresentanza della popolazione palestinese autoctona. Il piano calpesta il principio di autodeterminazione sancito dallo statuto dell’ONU, assegnando la maggioranza della terra a un movimento immigrato a scapito della popolazione che abita la regione da secoli.

La risoluzione funge da innesco legale e politico per la guerra civile immediata e per il successivo conflitto arabo-israeliano del 1948, aprendo la strada alla Nakba: la pulizia etnica sistematica che porterà all’espulsione di oltre 700.000 palestinesi e alla distruzione di più di 500 villaggi.

Fonti d’archivio e di Stato: United Nations General Assembly Resolution 181 (II) (UN Official Records, A/RES/181(II), 1947); The Question of Palestine: Documents (United Nations Division for Palestinian Rights); British Mandate for Palestine Files (The National Archives, Kew).

Fonti storiografiche: The Ethnic Cleansing of Palestine di Ilan Pappe (Oneworld Publications); The Birth of the Palestinian Refugee Problem Revisited di Benny Morris (Cambridge University Press); The Iron Cage di Rashid Khalidi (Beacon Press).


L’irruzione a Robbiano di Mediglia e l’arresto dei vertici delle Brigate Rosse (1974)

Il 29 novembre 1974 i Carabinieri del Nucleo Speciale Antiterrorismo, guidati dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa, individuano e assaltano un covo delle Brigate Rosse a Robbiano di Mediglia, in provincia di Milano. L’operazione rappresenta uno dei colpi più duri inferti allo Stato Maggiore dell’organizzazione armata durante la prima fase degli Anni di Piombo.

Nel corso dell’irruzione nell’appartamento si scatena una violenta sparatoria. Il maresciallo dei Carabinieri Felice Maritano rimane ucciso nello scontro a fuoco, mentre uno dei fondatori storici delle BR, Roberto Ognibene, viene ferito e catturato insieme ad altri militanti. L’azione consente alle forze dell’ordine di sequestrare documenti programmatici, schedari e materiali di propaganda che svelano l’organigramma e la struttura clandestina del nucleo milanese.

Il sacrificio del maresciallo Maritano — insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria — e la cattura di Ognibene segnano una svolta operativa nelle tecniche investigative dello Stato, inaugurando la strategia di infiltrazione e penetrazione nei circuiti della lotta armata che caratterizzerà l’azione antiterrorismo negli anni successivi.

Fonti giudiziarie e d’inchiesta: Atti del procedimento penale per la costituzione delle Brigate Rosse (Procura della Repubblica di Milano, 1974–1978); Rapporti del Nucleo Speciale Antiterrorismo dell’Arma dei Carabinieri (Fondo Carlo Alberto dalla Chiesa, Archivi Storici dell’Arma).

Fonti storiografiche: La notte della Repubblica di Sergio Zavoli (Nuova Eri); Il teorema: Le Brigate Rosse, le tappe e i documenti della lotta armata di Mario Moretti (Feltrinelli); Dalla Chiesa: Il generale dei Carabinieri di Giorgio Bocca (Mondadori).


L’affermazione giuridica dell’obiezione di coscienza in Italia (1975)

Il 29 novembre segna l’evoluzione del percorso normativo e giurisprudenziale che porta al riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia, culminato con l’applicazione e l’estensione della Legge 772 del 15 dicembre 1972 e con le sentenze della Corte Costituzionale della seconda metà degli anni Settanta.

Per decenni il rifiuto di imbracciare le armi per motivi morali, politici o religiosi era stato perseguito penalmente come reato di insubordinazione e renitenza alla leva, punito con pene detentive nei tribunali militari. Sotto la spinta dei movimenti nonviolenti, radicali e cattolici del dissenso (rappresentati da figure come don Lorenzo Milani e i radicali di Pietro Pinna), la legge introduce per la prima volta un servizio civile sostitutivo, sebbene gravato da discriminazioni temporali (durata superiore alla leva militare) e da un umiliante comitato d’esame per valutare la “sincerità” delle convinzioni del coscritto.

Le pronunce della Consulta sul finire degli anni Settanta riconoscono progressivamente la pari dignità costituzionale del servizio civile, trasformando l’obiezione di coscienza da concessione punitiva a diritto di cittadinanza e tappa fondamentale delle lotte antimilitariste nel Paese.

Fonti legislative e costituzionali: Legge 15 dicembre 1972, n. 772: Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana); Sentenze della Corte Costituzionale in materia di obiezione di coscienza (nn. 164/1985 e giurisprudenza precedente).

Fonti storiografiche e di movimento: Non uccidere: Storia dell’obiezione di coscienza in Italia di Marco Labbate (Laterza); La nonviolenza in Italia: Storia e documenti di Pietro Pinna (Edizioni del Movimento Nonviolento); Archivi del Centro Studi per la Pace e la Nonviolenza.


Il massacro di Sand Creek e la pulizia etnica nelle Grandi Pianure (1864)

Il 29 novembre 1864 le milizie dei volontari del Colorado, guidate dal colonnello John Chivington, assaltano un accampamento pacifico di Cheyenne meridionali e Arapaho lungo le rive del Big Sandy Creek, nel Colorado orientale. Nonostante i trattati di pace precedentemente sottoscritti con Washington e la presenza ostentata della bandiera statunitense e di quella bianca di resa sul teepee del capo Black Kettle, i 700 soldati aprono il fuoco senza preavviso.

Nel campo, abitato prevalentemente da donne, bambini e anziani a causa dell’assenza dei cacciatori impegnati nella ricerca di bisonti, l’attacco si trasforma in uno sterminio sistematico. Vengono massacrati tra i 125 e i 175 nativi. Testimoni oculari e le successive inchieste formali dell’Esercito e del Congresso confermano che i corpi delle vittime subiscono mutilazioni feroci, compresi lo scalpo e la rimozione di parti anatomiche esibite poi come trofei nei saloon di Denver. L’episodio, inizialmente celebrato dalla stampa locale come una grande vittoria militare contro i “ribelli”, viene in seguito riconosciuto come crimine di Stato, sebbene nessuno dei responsabili subisca alcuna condanna o sanzione penale.

Le conseguenze geopolitiche dell’eccidio accelerano la radicalizzazione dei conflitti armati nelle pianure americane, spingendo le tribù superstiti alla rappresaglia armata e a un esodo forzato verso ovest. Il massacro resta scolpito nella memoria collettiva indigena come uno dei capitoli più cupi dell’espansione coloniale nordamericana, eternato anche nella cultura popolare e nei versi di Fiume Sand Creek di Fabrizio De André: “Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek”.

Fonti d’archivio e di Stato: Report of the Secretary of War communicating copy of the evidence taken at Denver and Fort Lyon, Colorado Territory, by a military commission ordered to investigate the attack on the Cheyenne and Arapahoe Indians (U.S. Senate, 39th Congress, 2nd Session, 1867); Joint Committee on the Conduct of the War: Massacre of the Cheyenne Indians (Washington, 1865).

Fonti storiografiche: A Terrible Tragedy: The Sand Creek Massacre di Louis Kraft (University of Oklahoma Press); Sand Creek and the Tragedy of the American Plains Indians di Stan Hoig (University of Oklahoma Press); Archivi storici del National Park Service (Sand Creek Massacre National Historic Site).


Cronologia Libertaria

  • 1865 – Spagna: a Cubelles nasce Teresa Mane i Miravent (detta Soledad Gustavo), militante anarchica spagnola e madre di Federica Montseny.
  • 1896 – Svizzera: a Lugano nasce Antonietta Griffith, anarchica svizzera di origine italiana.
  • 1899 – Germania: a Labiau nasce Hanns-Erich Kaminski, anarchico e dottore in scienze economiche.
  • 1901 – Spagna: a Madrid muore Francisco Pi y Margall, pensatore prudhoniano e scrittore spagnolo.
  • 1918 – Svizzera: l’anarchico Francesco Pezzi viene arrestato e imprigionato (assieme a Mario Castagna, Giacomo Magni, Eugenio Giuseppe Macchi, Angelo Pozzi e Carlo Restelli) per aver organizzato e partecipato all’insurrezione di Zurigo,
  • 1922 – Italia: a Teglia (Genova) muore Renzo Novatore (vero nome Abele Ricieri Ferrari), anarco-individualista e anarco-futurista italiano.
  • 1980 – USA: a New York muore Dorothy Day, pacifista e fondatrice del Catholic Workers.
  • 1997 – Spagna: a Barakaldo muore Manuel Chiapuso, anarchico e storico dell’anarchismo basco.
  • 1999 – USA: a Seattle si svolge il primo giorno di scontri all’apertura della conferenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, dove sono rappresentati 135 paesi. Molti antagonisti, tra cui anche anarchici, si scontrano con le forze dell’ordine per dichiarare il proprio No alla globalizzazione. È la nascita di quello che verrà definito, seppur impropriamente, “Movimento No-Global”. Scontri anche il giorno seguente.
  • 2004 – Italia: a Bergamo muore Luigi Veronelli, anarchico, scrittore e celebre enogastronomo italiano. Era soprannominato “l’anarchenologo”.
  • 2012 – Italia: a Torino e in Valle di Susa agenti della Digos eseguono 19 misure cautelari tra arresti, obbligo difirma o di dimora, e perquisizioni nei confronti di attivisti [[NO TAV
  • 2015 – Francia: a Parigi, durante la conferenza sul clima Cop21, si verificano violenti scontri tra manifestanti, scesi in piazza nonostante la mancata autorizzazione delle autorità, e le forze di polizia. Ben 317 i fermati.

La canzone di Fabrizio De André dedicata alla strage del Fiume Sand Creek


Data ultima modifica


Il diario di un bambino del G8 Militanza Grafica

Il diario di un bambino del G8

Il libro di un bambino e di sua madre fra le strade di Genova 2001 durante il G8.

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